Sito dell'Anfim, Associazione nazionale famiglie italiane martiri caduti per la libertà della patria
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Bellona, Strage di
A Bellona, comune di circa
quattromila abitanti a diciannove chilometri da Caserta, i tedeschi consumarono
una delle loro più efferate stragi. Il 6/10/1943, verso le ore 20.30,
un soldato della Wehrmacht fu ucciso da una bomba a mano lanciatagli dal fratello
di una giovane donna che il tedesco aveva tentato di rapire. All'alba del giorno
seguente Bellona venne circondata dai tedeschi e una compagnia di S.S. rastrellò
tutte le abitazioni, in una spietata caccia all'uomo. Oltre cinquanta cittadini,
tra cui sei sacerdoti, furono catturati e rinchiusi nella cappella di San Michele.
Circa un'ora dopo i tedeschi prelevarono questi ostaggi e li caricarono su autocarri,
affermando che li avrebbero condotti al lavoro obbligatorio. Ma, giunti a pochi
chilometri dal paese, li fecero scendere in una cava di pietra tufacea e li
uccisero con raffiche di mitragliatrice. Infine, facendo brillare alcune mine,
i tedeschi fecero franare le pareti della cava, seppellendo i corpi delle loro
vittime.
Caddero in quella strage i sacerdoti: Andrea Rovelli, arciprete di Bellona;
Salvatore Antropoli, parroco di Brezza (Caserta); padre Remigio di San Domenico
(al secolo Domenico Abbate) e Giovanni Limongi, economo della chiesa di Sant'Eligio
di Capua. Insieme a questi morirono Ernesto Adellio, agricoltore; Secondino
Aurillo, manovale; Benedetto Cafaro, operaio; Luigi Cafaro, agricoltore; Giovanni
Carusone, agricoltore; il dodicenne Francesco Carusone; Secondino Carusone,
agricoltore; Vincenzo Carusone, bracciante; Remo Costa, operaio; Ferdinando
De Filippo, Michele De Filippo e Pasquale Della Cioppa, agricoltori; Cesare
Della Cioppa, sarto; Ciro Esposito, artigiano; Antimo Filaccio e Antonio Fusco,
agricoltori; Carlo Fosco, studente; Raffaele Fusco, artigiano; Angelo Giudicanni,
laureando; Giuseppe Giudicanni, agente di sanità; padre Geraldo, passionista
(al secolo Luigi Giudicanni); Gennaro Filacco, studente passionista; Giovanni
Liguori, esercente; Alfonso Limongi, studente; Gaetano Limongi, impiegato postale;
Pasquale Limongi, farmacista; Giuseppe Lo Prete, soldato di sanità; Raffaele
Manco, operaio; Valentino Nardone, manovale; Nicola Patruno, sottufficiale dell'esercito;
Michelangelo Perileri, agricoltore; Raffaele Perella, operaio; Lorenzo Petriccione,
barbiere; Vincenzo Ronzino, sottufficiale dell'aeronautica; Luigi Rucco, medico;
Armando Rullo e Carlo Russo, operai; Ciro Simeone, vigile urbano; Nicola Tescione,
operaio; Francesco Villano, vicebrigadiere dei carabinieri; Giuseppe Materia,
procuratore; Vincenzo Carbone, operaio; Giuseppe Di Nuccio, studente; Giovanni
Esposito. Sei delle vittime non poterono essere identificate.
Il 7/10/1945, nei pressi del luogo, oggi chiamato Cava dei Martiri, è
stata eretta una stele commemoratlva con i nomi dei fucilati e due epigrafi.
L'una, del Comune dl Bellona, reca: "In memoria dei cinquantaquattro suoi
cittadini - padri di famiglia - giovinetti innocenti - pii sacerdoti - Sotto
specie di condurli a lavori - tolti dalle loro case - e per delirio di vendetta
- dalla fredda rabbia tedesca - il giorno 7/10/1943 trucidati e i corpi gettati
nella prossima cava".
L'altra opigrafe, dettata da Benedetto Croce, dice: "Anche in questa piccola
terra - sorge una delle innumeri stele - che in ogni parte d'Europa - segneranno
nei secoli il grido - dell'offesa umanità - contro una gente creduta
amica - nell'epoca del civile avanzamento e nella quale orrenda si è
discoperta - armata di tecnica moderna - la Belva primeva."